venerdì 12 ottobre 2018

SPECIALE FRONTE DEL DONBAS

IL POTENZIAMENTO DELLO STRUMENTO 
MILITARE UCRAINO

Quando per la prima volta giungemmo, nell'aprile del 2014, nel Donbas, capimmo subito che vi era qualcosa di anomalo nelle forze di sicurezza ucraine. Sulla carta Kiev poteva schierare quasi 4.000 carri ma sul terreno incontrammo solo i piccoli cingolati BDM dei paracadutisti e mezzi ruotati mentre non vi era traccia dell'artiglieria.
Si sapeva che dopo l'indipendenza Kiev aveva dedicato risorse molto ridotte alle sue Forze Armate e che nel 1994, con il trattato di Budapest (garanti Stati Uniti e Regno Unito) aveva ceduto alla Russia l'enorme arsenale nucleare strategico che aveva ereditato dall'URSS, in cambio del riconoscimento dei suoi confini.
Probabilmente non era solo un problema tecnico e di mezzi privi a lungo di manutenzione ma anche politico, in quanto gli ufficiali non pensavano mai di dover affrontare una minaccia dalla Russia, nonostante la politica di Putin facesse intravedere dei seri rischi. Ma prima della rivolta i politici al potere erano in rapporti fin troppo buoni con il regime di Putin. Nel momento che le cose cambiarono, conoscendo lo stato reale delle forze di Kiev, l'uomo del Cremlino ha deciso azioni clamorose, come l'occupazione della Crimea e poi l'intervento nel Donbas. Qui inizialmente agivano piccoli reparti dei servizi segreti e delle forze speciali, armati anche con missili antiaerei spalleggiabili SA-22 ma ancora con un profilo relativamente basso. Il salto nel coinvolgimento di Mosca lo si ebbe nel luglio/agosto del 2014, con il coinvolgimento di un numero crescente di unità pesanti, come quella con i sistemi missilistici SA-11 KUB che abbatté a 10.000 metri di quota un volo di linea malese.
I reparti ucraini (specialmente quelli composti da volontari) si trovarono in difficoltà perché non avevano né le armi né l'addestramento per un moderno conflitto in campo aperto.

UNA SITUAZIONE MUTATA
Oggi la situazione è completamente mutata. Intanto Kiev dispone di un'industria pesante anche militare, come la fabbrica di carri  Malishev (che abbiamo avuto modo di visitare), in grado di produrre anche armi pesante. Scoperto rimane solo il settore dei velivoli da combattimento mentre l'Antonov di Kiev  (altra struttura visitata) è un gigante nel settore dei velivoli da trasporto. Ma non solo si sono attivate molte realtà ma ne sono sorte di nuove che producono di tutto: dalle tute policrome alle armi leggere fino ai teleguidati fino ai radar tridimensionali da difesa aerea (uno lo abbiamo visto nei pressi del comando delle operazioni nel Donbas, a Kramatorsk).
I risultati si vedono al fronte. Quando prima i comandanti di battaglione utilizzavano per comunicare la pericolosissima rete telefonica cellulare (un gioco da bambini intercettarla per i servizi russi) oggi dispongono di apparati radio cripto, che vanno utilizzati con prudenza ma che offrono buona sicurezza. Il fronte è disseminato di telecamere e sistemi UAV, che consentono una moderna sorveglianza mentre orecchie attente sorvegliano le comunicazioni avversarie, ricavando informazioni molto importanti. Si conoscono praticamente i nomi di tutti gli ufficiali che si hanno di fronte, avvantaggiati dal fatto che tutti gli ucraini praticamente conoscono alla perfezione il russo e non vi è bisogno d'interpreti per tradurre le comunicazioni intercettate.
E' stato fatto un enorme lavoro per modernizzare tutta la struttura militare e un contributo lo hanno dato anche i vari istruttori giunti in particolare da Stati Uniti, Canada e Regno Unito. Probabilmente anche i polacchi stanno collaborando, in quanto sono preoccupatissimi per la politica attuata da Putin, così come i piccoli paesi baltici, tutti però oggi sotto l'ombrello della NATO che, seppur lentamente, ha deciso di riposizionare alcune piccole unità ad oriente, cosa che aveva sempre evitato di fare, proprio per non urtare i russi. Visto come si stanno comportando e visto le fortissime richieste, qualcosa è stato fatto proprio per evitare altri colpi di mano.
Non solo il corpo ufficiale oramai è composto da veterani, come il comandante congiunto delle forze ucraine nel Donbas, generale Naev (una figura molto decisa che abbiamo incontrato nel suo comando a Kramatorsk) ma dalle accademie stanno uscendo molti giovani ufficiali consapevoli del loro ruolo. Alcuni arrivano anche da accademie estere e da poche settimane è tornato in Ucraina il primo ufficiale che ha concluso il ciclo di studi presso l'Accademia Navale di Livorno.
Il 30 aprile il comando delle operazioni è passato dal controspionaggio (l'SBU, a cui era affidata quella che doveva essere un'operazione antiterroristica) alle Forze Armate, un passo essenziale dato che qui non siamo di fronte a "terroristi" ma a scontri convenzionali con grandi masse di mezzi.
Una situazione completamente mutata sul campo e la sensazione che il Cremlino abbia voluto veramente strafare nel suo volere di conquista e oggi si trovi in una situazione dannatamente difficile e molto costosa dato che è lui che deve pagare il conto non solo delle operazioni ma anche delle necessità dei territori che, di fatto, controlla.

(2 - Continua) 

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