martedì 18 dicembre 2018

TIENE IL CESSATE L FUOCO A HODDEIDA


Sembra tenere il cessate il fuoco nella città portuale di Hoddeida nello Yemen, fino a pochi mesi or sono, principale porto da cui giungevano i rifornimenti ai miliziani houthi supportati dall'Iran. Una parte notevole della città è stata liberata dalle forze del presidente Hadi e dai suoi alleati che l'hanno quasi completamente accerchiata, tenendo sotto tiro l'unica strada rimasta percorribile dalle milizie houthi. 
Il porto è stato danneggiato e minato dalle forze houthi per cui attualmente non possono giungere neppure gli aiuti umanitari, cosa che mette in grave difficoltà milioni di persone già in non buone condizioni. Nel campo houthi (e soprattutto dei loro alleati interni) qualcuno vorrebbe un accordo di pace ma gli iraniani e i più fanatici si oppongono, sperando sempre in un ribaltamento della situazione. I sauditi e gli altri paesi della coalizione anti-houthi, sembrano però molto determinati per ottenere una vittoria, pur con tempi lunghi, tipici di certi assedi.
L'ONU VOTA PER IL RITIRO DELLE 
TRUPPE RUSSE DALLA CRIMEA 
 
 
Con 66 voti a favore e 19 contrari, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato per il ritiro delle truppe russe dall'Ucraina, Si tratta di un passo ufficiale importante in quanto sanziona l'occupazione della penisola avvenuta, per mano militare, all'inizio del 2014.
Molti paesi non hanno partecipato alla votazione in quanto non vogliono mettersi in urto con Mosca ma Putin si trova in una situazione formalmente sanzionata dall'ONU. L'ultima azione contro tre piccole unità ucraine in Mar Nero, lo scorso 25 novembre, non ha certo migliorato la sua posizione. Né hanno peso le parodie di referendum che si sono tenute senza i requisiti minimi di libertà (con le schede inserite non piegate all'interno di urne trasparenti e miliziani!).
Siamo convinti che questa votazione non porterà risultati concreti ma l'Ucraina ora si sente in diritto di riprendere il controllo delle aree contese. A Kiev si fa sapere nessuno smania dall'ipotesi di riaprire uno scontro in campo aperto ma se questa fosse l'ultima opzione, ovviamente verrebbe percorsa. Sicuramente seguiranno passi pratici anche sul piano economico, visto che oggi si parla di Russia e non dell'URSS, all'epoca cn una propria economia chiusa.

lunedì 17 dicembre 2018

PUTIN MINACCIA L'ATTACCO NUCLEARE STRATEGICO
 
 
Nel quadro delle polemiche circa i missili intermedi, Vladimir Putin ha dichiarato che in caso di attacco tattico statunitense, non esiterebbe ad ordinare la rappresaglia con le armi strategiche, vale dire porrebbe fine all'umanità.
A chi faceva osservare questo dettaglio non proprio tranquillizzante, ha risposto:
"Un mondo senza la Russia non m'interessa!".
Ovviamente questa uscita potrebbe far parte della politica dell'uomo del Cremlino, il quale ci risulta piuttosto attaccato alle cose di questa terra, ma anche il linguaggio sta deteriorandosi dopo che per anni qualcuno ha raccontato di "dividendi di pace" e altre favole di questo tipo. Purtroppo non solo Putin è attaccato alla terra ma anche alle terre dei suoi vicini, per cui la situazione si sta facendo delicata alquanto.



CONVOGLIO STATUNITENSE ARRIVATO IN SIRIA 


Un convoglio di circa 150 veicoli è giunto nella Siria settentrionale, proveniente dall'Iraq dato che tutto il materiale è stato scaricato all'aeroporto di Erbil, in zona amministrata dai kurdi, prima di raggiungere la destinazione finale.
Si tratta di materiali ed equipaggiamenti per i reparti statunitensi nell'area e per le Forze Democratiche Siriane, impegnate in una offensiva contro l'ultima sacca di Daesh sulla sponda orientale dell'Eufrate, la cui eliminazione assumerebbe una notevole importanza anche sotto il profilo psicologico. L'avanzata lungo l'Eufrate prosegue e sono stati librati altri villaggi. All'offensiva hanno dato sostegno anche l'artiglieria e gli F-16 iracheni.
Questi rifornimenti sono visti male sia dal governo di Damasco che dalla Turchia, più da Ankara in quanto i kurdi si confrontano con i militari turchi così come avviene per i militari di Assad e dei suoi alleati russi, iraniani sciiti libanesi.
Sembra avvicinarsi anche una offensiva delle forze di Damasco (Esercito Siriano Arabo) contro l'ultima sacca di Daesh sulla sponda occidentale dell'Eufrate, una zona relativamente remota. 

F-16 POLACCHI IN LITUANIA
 
 
Da gennaio 4 F-16 C Block 52 torneranno ad operare dalla base aerea lituana di Siauliai, nell'ambito del rischieramento di velivoli della NATO per proteggere  i cieli dei paesi baltici che risultano privi di velivoli da combattimento. Per i polacchi è uno spostamento molto piccolo mentre giungeranno, per il medesimo compito anche 4 F-16 portoghesi. La Polonia guida la difesa dei paesi dell'Europa orientale che si sentono minacciati dalla politica di Putin, con cui i rapporti sono pessimi; e non è certo una novità nella storia. 
L'Aeronautica polacca sta passando da una linea di velivoli di origine sovietica a velivoli occidentali, inclusi i modernissimi Leonardo M-346 d0addestramento e attacco leggero. Varsavia ha anche acquistato grandi radar Leonardo tridimensionali, ricordando che ha un confine con con l'enclave sovietico di Kalinigrad.

domenica 16 dicembre 2018

NUOVO INCONTRI DI PACE PER L'AFGHANISTAN


La prossima tornata d'incontro per l'Afghanstan fra governo di Kabul e talebani, si terrà a Abu-Dhabi. Dubitiamo fortemente che la trattativa proceda a grande velocità ma questi sono i tempi tipici del paese. 
Intanto le attività militari nel paese sono relativamente rallentate, come sempre avviene nel periodo invernale.
STATO DI ALLARME A SIRTE 



Dopo che è stata avvista una colonna di Daesh a circa 100 km a sud-ovest di Sirte, poi colpita da non meglio identificati velivoli (lasciamo immaginare ai lettori appartenenti a quale paese), la zona di Sirte è stata messa in stato di allarme, per respingere eventuali incursioni di miliziani che fanno capo al califfato.
Dopo la conferenza sulla Libia di Palermo, vi è stato una diminuzione della conflittualità nel paese ma bisogna al più presto arrivare a soluzioni definitive. 
Stranamente gli Stati Uniti, pur svolgendo operazioni "cover" contro Daesh, non è particolarmente coinvolto in queste vicende mentre con il generale Haftar troviamo Francia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Russia e altri paesi.
Ovviamente l'Italia monitora la situazione avendo un ospedale militare a Misurata (protetto ora dal personale della Brigata Marina SAN MARCO), una unità logistica sempre in porto a Tripoli (per dare assistenza ai pattugliatori ceduti dall'Italia), con varie unità a largo e rinforzi sempre pronti in caso d'emergenza, in basi a terra ma anche in mare.