giovedì 16 maggio 2019

HAFTAR A ROMA 



Da ieri il feldmaresciallo Kalifa Haftar è a Roma, dove, con un riserbo notevole, ha incontrato Conte. Si tratta di un tentativo per raggiungere una tregua anche se le truppe nazionaliste sono in alcuni quartieri di Tripoli e controllano la gran parte del paese.
Quello che stupisce è qualche commentatore che afferma come i nazionalisti "siano in difficoltà". In realtà hanno preso il controllo di gran parte del paese e imposto la difensiva all'avversario, asserragliato a Tripoli, incluso le milizie integraliste residue, alcune delle quali già sconfitte in Cirenaica. 
Vediamo se ci saranno novità ma Sarraj appare veramente marginale a questo punto. Il fatto che i nazionalisti siano in grado di controllare una parte di Tripoli, indica il loro potenziale anche lontano dalla Cirenaica. 
Anche mentre scriviamo un giornalista televisivo dice "... Haftar sembrava diretto a Tripoli ..." Come dobbiamo dirlo. Le truppe di Haftar controllano alcuni quartieri della capitale dopo una spettacolare avanzata. Prendere la città non sarebbe facile ma neppure impossibile anche perché gran parte della popolazione si è ben guardata dallo schierarsi con il GNA e le sue milizie, incluse quelle islamiste.  

ANCORA COMBATTIMENTI IN SIRIA 



Prosegue l'offensiva dei governativi di Assad e dei suoi alleati nella parte nord.occidentale del paese. Dalle prime ore del giorno sono attivi i velivoli di Putin che colpiscono molti bersagli approfittando di una valida difesa contraerea. Anche l'artiglieria colpisce vari bersagli ma sembra che in un terreno non pianeggiante e con vegetazione, le operazioni d'attacco siano più complesse e fra gli attaccanti vi siano diverse perdite, nonostante la sproporzione dei mezzi in campo. L'Aeronautica di Damasco continua ad utilizzare elicotteri per azioni di bombardamento  con ordigni che vengono fatti rotolare fuori dall'apertura posteriore degli elicotteri Mi.17, con una precisione veramente molto bassa. 
Per ora non si sono rivisti velivoli turchi in quei cieli ma la strategia potrebbe mutare, magari con missioni di pattuglia per fare da deterrente.Intanto velivoli turchi hanno colpito posizioni kurde subito a nord di Aleppo.

mercoledì 15 maggio 2019

IMBOSCATA IN MALI
 
 
11 soldati risulterebbero uccisi e altrettanti dispersi dopo una imboscata di miliziani integralisti in mali, molto vicino al confine con il Niger.
La zona è infestata da gruppi di miliziani che lanciano i loro attacchi in genere solo quando sono ben certi della vittoria.
Ora si sta cercando di capire che cosa è accaduto.  La zona è decisamente remota e poco popolata, un terreno su cui i miliziani si muovono con abilità.

Speciale Battaglia per Tripoli

DRONI PER IL GNA


Le milizie del GNA hanno confermato che da pochi giorni dispongono di droni. Probabilmente si tratta di velivoli adatto solo alla ricognizione ma potrebbero tornare utili. Fino ad oggi ne disponevano solo di nazionalisti, probabilmente un modello cinese, in grado di condurre anche missioni d'attacco. La loro efficacia è stata notevole, colpendo molti bersagli con missili guidati.
In alcune zone di Tripoli la vita prosegue in modo quasi normale ma la situazione complessiva sta progressivamente peggiorando, per cui presto potrebbero iniziare problemi seri per la popolazione anche se i nazionalisti non hanno bloccato i flussi di acqua. Molti abitanti non si stanno schierando con nessuna delle parti.
Nella difesa di Tripoli sono coinvolti molti gruppi, fra cui i Fratelli Musulmani anche se le milizie più efficienti sono quelle di Misurata. Egitto, Arabia Saudita, Emirati, Kuwait e Giordania vogliono chiudere i conti proprio con questo movimento. 
Sul fronte intanto, questo pomeriggio si sono accesi combattimenti intorno all'aeroporto.
RIPRESO IL FLUSSO DI PETROLIO
NELL'OLEODOTTO SAUDITA VERSO IL MAR ROSSO
Oggi pomeriggio è ripreso il flusso di petrolio nell'oleodotto saudita diretto verso il Mar Rosso, colpito ieri da un attacco con droni.
Ad aumentare la tensione vi è la dichiarazione iraniana secondo cui gli houthi hanno il diritto di colpire i bersagli sauditi che vogliono.
La presenza nell'azione dei sauditi emerge anche dal fatto che bersaglio delle azioni sono stati gli unici due punti d'imbarco fuori dal Golfo degli Emirati Arabi Uniti e dell'Arabia saudita, realizzati dopo l'esperienza degli attacchi nel Golfo begli Anni '80, da parte dei pasdaran iraniani e della Marina.
Le informazioni raccolte sembrano confermare il coinvolgimento iraniano e ora si stanno prendendo contromisure d'urgenza, per esempio per il controllo del Golfo di Oman e delle stazioni di pompaggio e d'imbarco. Si ha una ragione di più per chiudere lo scontro nello Yemen, neutralizzando le milizie houthi, dietro cui si cela l'Iran.
Ovviamente è stato chiesto l'aiuto statunitense (e non solo, si parla di Francia, Regno Unito ed Israele). L'embargo contro l'Iran lo sta mettendo in una situazione economica difficile e cerca di uscire fuori da questa situazione, cercando di minacciare e colpire i paesi a lui ostili.

PROSEGUE L'OFFENSIVA IN SIRIA
 
 
Anche oggi prosegue l'offensiva delle forze di Damasco e dei suoi alleati contro le postazioni dell'opposizione nella Siria nord.occidentale. I combattimenti sono intensi ma l'avanzata è lenta o nulla, nonostante il massiccio impiego dell'artiglieria e l'impiego dei velivoli russi, con decine di uscite in operazioni d'attacco. Sembra che i ribelli abbiano ricevuto dei rifornimenti e con missili hanno messo fuori combattimento alcuni carri avversari.
Si è riacceso anche il fronte di Aleppo. Cannoneggiamenti da parte dei governativi a cui hanno risposto i ribelli con il lancio di razzi campali che hanno colpito alcune zone della città, inclusa la parte orientale, con oltre dieci vittime.
Nei territori controllati dalla Forze Democratiche Siriane hanno catturato 20 miliziani di Daesh una decina di chilometri da Deir-Ez-Zor, dove erano nascosti con un ingente quantitativo di armi. I superstiti del movimento sono ricercati attivamente in gran parte della Siria, svolgendo ancora delle piccole azioni a livello terroristico.

martedì 14 maggio 2019

LE REAZIONI AI VARI ATTACCHI NELLA PENISOLA SAUDITA ALL'ESPORTAZIONE DI PETROLIO
 
 
Non si può certo dire che l'attacco contemporaneo a ben quattro petroliere (di cui due saudite) a largo di un terminal petrolifero degli Emirati nel Golfo di Oman (quindi fuori da Hormuz) e l'attacco con droni a due stazioni di pompaggio a occidente di Ryadh, lungo l'oleodotto che conduce in Mar Rosso, hanno avuto scarsa rilevanza nel quadro dell'informazione italiana.
La cosa grave è che le milizie houthi dello Yemen non hanno assolutamente le capacità tecniche per condurre attacchi di questo tipo, per cui è evidente che dietro vi è l'Iran. Quell'Iran teocratico che negli Anni '80 attaccava sistematicamente i traffici nel Golfo, tanto che diversi paesi (Italia inclusa) inviarono unità navali per proteggere traffici fondamentali per l'economia mondiale.
Probabilmente l'Iran, in difficoltà nello Yemen, vuole ripetere la strategia, conducendo delle operazioni "cover", chiaramente riconducibili a quel regime.
La notizia che Trump fosse pronto ad inviare 120.000  militari nel Golfo, si è rivelata falsa ma l'Iran è preoccupato per sanzioni economiche che potrebbero rivelarsi pericolose per il regime, già in seria difficoltà anche perché le nuove generazioni iraniane sembrano molto poco vicine ai politici attualmente al potere e al potentissimo clero.
Rimane vergognoso che l'informazione non abbia messo nella giusta luce questi attacchi, continuando a far finta di niente. Intanto si cerca di capire la tecnica dei due attacchi, svolti con modalità molto differenti. E si stanno applicando urgenti contromisure mentre ci saranno riflessi anche nel conflitto nello Yemen.